A ottocento anni dalla sua scomparsa, la XXXVII edizione del Ravenna Festival (dal 1 al 24 maggio) pone San Francesco d’Assisi al centro di una profonda riflessione culturale. Attraverso il tema dantesco “Nacque al mondo un sole” , la kermesse celebra il Santo come pioniere di un nuovo umanesimo capace di parlare a tutti, superando i confini della fede religiosa. In un presente segnato dallo sfruttamento e dall’intolleranza, il messaggio di Francesco diventa un faro di pace e sostenibilità: una voce che contesta il potere del denaro per riscoprire una fratellanza universale con la natura e con gli emarginati.
Edilpiù ha scelto, ancora una volta, di allontanarsi dalla tradizionale vetrina commerciale per affidarsi al potere evocativo dell’arte. Si rinnova così il solido sodalizio con la visione e la matita dell’illustratore Francesco Tassinari guidato dalla direzione creativa dell’agenzia di branding cesenate KAERU. È un percorso narrativo in continua evoluzione: dalle oniriche “città invisibili” del 2023 , passando per la zattera di naviganti improvvisati in viaggio verso una nuova speranza del 2024 , fino ai paesaggi diurni e picareschi del 2025 in cui la cultura faceva da scudo. Oggi, nell’edizione 2026, la fuga si ferma e la marcia prosegue.
La rottura del codice umano e la soglia
Quest’anno avviene un cambiamento profondo: il codice umano si rompe. In omaggio al Santo che dialogava con il creato, i protagonisti del visual non sono più persone, ma animali: un’astrazione che abbraccia implicitamente l’intera varietà umana e ogni forma di vita. Immersi in un campo aperto e avvolti dalla notte, questi esseri diversi tra loro non fuggono; al contrario, procedono fianco a fianco, con compostezza e una chiara direzione.
A guidare i loro passi c’è una luce intensa, diegetica, posizionata proprio sulla soglia dell’inquadratura. Gli animali la guardano e ne fanno la propria meta: è una sorta di “San Francesco senza San Francesco”. In questo dettaglio risiede la potente metafora che lega l’opera all’anima di Edilpiù: la “soglia” – elemento architettonico e fisico per eccellenza per chi progetta infissi – si trasforma qui nel buio stesso che circonda i personaggi. È una notte da attraversare, un confine mistico da varcare per lasciarsi alle spalle l’oscurità.
Il testo che accompagna l’illustrazione – realizzato dai copywriter dell’agenzia – svuota le vecchie categorie per riempirle di un senso nuovo: “Nessuno è preda e nessuno è predatore. Nessuno ha chiesto permesso né firmato un patto. Fianco a fianco, passo dopo passo, diversi per natura e uniti da una luce, coesi verso un nuovo umanesimo. In marcia oltre ogni soglia, dove tutto può ancora cambiare.”
Per esplorare la genesi e i significati nascosti di questa suggestiva campagna, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Nick Montevecchi, account director di KAERU, coordinatore del progetto e dei professionisti coinvolti
Quest’anno il Ravenna Festival celebra gli 800 anni dalla morte di San Francesco, definendolo il santo di un “nuovo umanesimo”. Come è stata affrontata la sfida di illustrare questo concetto senza cadere in una rappresentazione didascalica della sua figura?
«Sin dalla prima collaborazione con Edilpiù nel 2021 abbiamo sempre cercato di evitare rappresentazioni didascaliche prediligendo piani narrativi complessi e articolati. Anche in questo caso insieme a Francesco abbiamo scelto di non raffigurare il Santo nella sua accezione canonica – con saio e sandali – poiché sarebbe risultato in un limite: il concetto che sottintende la scelta del tema da parte di Ravenna Festival verte più sull’essenza che sulla sostanza, è un messaggio di rispetto universale, di pace e solidarietà in un’epoca di individualismi, conflitti e tifoserie. La rappresentazione grafica segue questa narrazione di coesione nella diversità in una accezione più alta.»
Il sodalizio con Edilpiù e l’illustratore Francesco Tassinari prosegue da anni. In questa edizione 2026 parliamo di una “marcia che prosegue”. Rispetto alla zattera nel mare notturno del 2024, qui notiamo molta compostezza. Che momento del nostro viaggio collettivo rappresenta? «Sin dal brief abbiamo identificato questo come un momento di risolutezza e introspezione, una sorta di presa di coscienza. Se nel 2024 la zattera notturna evocava fragilità e precarietà e nel 2025 la “testuggine culturale” aveva una vocazione reazionaria, oggi ci troviamo di fronte a un esercito compatto, unito e fiero in marcia verso un futuro di luminosa speranza.»
La novità più dirompente del 2026 è che il soggetto non è più umano, ma animale. Nel copy leggiamo “Nessuno è preda e nessuno è predatore”. Perché affidare questo messaggio proprio al mondo animale? «Anche qui ha giocato un ruolo fondamentale la visione di Francesco e il desiderio di rompere i vecchi schemi. L’animale diventa un’astrazione universale che abbraccia ogni forma di vita e la stessa infinita varietà umana: vedere marciare fianco a fianco specie diverse, senza che nessuno prevalga sull’altro, azzera le logiche di dominio e veicola implicitamente un messaggio di bontà collettiva e fronte comune di cui oggi – purtroppo – si sente sempre più la mancanza. È la traduzione visiva dell’insegnamento francescano: una convivenza pacifica e paritaria.»
Nell’opera c’è una luce molto forte, sulla soglia dell’inquadratura, che gli animali assumono a guida. L’avete definita “San Francesco senza San Francesco”. Anche la “soglia” è un termine cruciale. È qui che l’arte incontra la vera natura di Edilpiù, azienda che di soglie fisiche si occupa ogni giorno? «È esattamente il fulcro del progetto. Quella luce è la nostra meta, mentre il buio aperto rappresenta la vera “soglia” mistica da varcare per uscire da un’oscurità fisica ma anche intellettuale, sociale. Edilpiù progetta i confini tra il dentro e il fuori delle nostre vite; questa illustrazione ne sublima la mission: ogni soglia, che sia fisica o culturale, ha un senso profondo solo se ci prepara ad accoglierme la luce.»
Qualcuno, sfogliando la rivista, potrebbe chiedersi: “Perché un’azienda di serramenti non mostra una bella finestra in pubblicità?”. Dal tuo punto di vista, perché questo linguaggio poetico ha più forza di una foto di prodotto? «Perché mostrare un infisso racconta cosa produce l’azienda, ma mostrare la luce verso cui quell’infisso si affaccia racconta un messaggio più intimo: chi è l’azienda. In un contesto d’eccellenza come il Ravenna Festival, Edilpiù sceglie di non vendere semplicemente un prodotto, ma di condividere una riflessione, stimolando il lettore anche occasionale a porsi una domanda. Ci invita a guardare “oltre la soglia” e questo sforzo cognitivo ha come effetto lo scolpire un’emozione molto più memorabile e profonda di quanto non farebbe un semplice scatto fotografico commerciale.»
Durante gli studi in Architettura mi hanno sempre affascinato le fotografie di Fernando Guerra, ma non posso non citare Gabriele Basilico e Luigi Ghirri, due maestri indiscussi della fotografia italiana del secondo Novecento.
Per Edilpiù ti trovi spesso a fotografare e mettere in luce l’aspetto dei serramenti, come sei solito ritrarli?
Mi piace fotografare gli elementi sempre in relazione al contesto in cui sono stati installati. Non mi interessa isolarli, ma mostrare come interagiscono con la luce, con i materiali circostanti e con il modo in cui l’ambiente viene vissuto.